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L’Isola dell’Abbandono

L'isola dell'abbandono Book Cover L'isola dell'abbandono
Chiara Gamberale
Fiction
Feltrinelli Editore
2019-02-21T00:00:00+01:00
224

Pare che l'espressione "Piantare in asso"  si debba a Teseo, che, uscito dal labirinto grazie all'aiuto di Arianna, anziché riportarla con sé da Creta ad Atene, la lascia sull'isola di Naxos...

Dopo aver lasciato il suo compagno e padre di suo figlio, uno psicanalista, la protagonista viene convinta dallo stesso a frequentare le sedute dell’Associazione Genisoli, che si occupa di aiutare quelle persone (in prevalenza donne) che, per un motivo o per l’altro, si sono ritrovate ad essere genitori single. Alla protagonista del libro basta una sola seduta per capire che quel tipo di terapia non è proprio ciò che fa per lei, e per farle prendere la decisione di tornare là dove tutto è finito, ed iniziato: l’isola di Naxos.

Stefano

Dieci anni prima, la protagonista non stava con il padre di suo figlio, Damiano, ma aveva una relazione con Stefano. Una relazione piuttosto complicata, condizionata dai continui sbalzi d’umore di lui. Il carattere complesso di Stefano ha condizionato talmente tanto la vita della sua compagna, da ispirarle la storia per bambini di “Pilù che fa su e giù“, uno strano coniglio che usa un termometro a forma di carota per misurare il suo umore.

Da quando ha iniziato le sedute con lo psichiatra, però, l’umore di Stefano ha smesso di fare su e giù come quello di Pilù e la protagonista è felice di partire con lui per Naxos. Non sa ancora che quella vacanza cambierà per sempre le loro vite.

L’isola dell’abbandono

Eh sì perché Stefano è stufo di stare a metà dell’umorometro, lui vuole stare sempre in alto, dove c’è l’OCCASIONE BRILLANTINA, così, di nascosto dalla compagna, ha smesso di prendere le medicine prescritte dal dottore.

Il suo animo istrionico, in vacanza, è tornato a prendere il sopravvento e Stefano è riuscito ad affascinare tutti i loro compagni di avventura mentre lei è sempre più preoccupata per i suoi sbalzi d’umore. Certo, non immagina che, dopo tanto tempo trascorso insieme, lui decida di abbandonarla per una delle due sorelle inglesi che si trovano nello stesso albergo con loro.

Rendendosi conto che non c’è più niente a trattenerla nella città dove hanno vissuto, se non il lavoro che può svolgere ovunque voglia, la protagonista decide di rimanere a Naxos: si trova un posticino da affittare e, in cambio di vitto e alloggio, aiuta i proprietari a mandare avanti il loro negozio.

Durante la sua permanenza sull’isola dopo l’abbandono di Stefano, la protagonista conosce Di, un ragazzo italiano che ha appena ereditato il ristorante del nonno e ha deciso di rimetterlo a nuovo. Dopo un’iniziale reticenza, lei si tuffa tra le braccia di Di e lo aiuta con entusiasmo a progettare il locale dei suoi sogni, almeno fino a quando la realtà non torna a bussare alla sua porta.

10 anni che sembrano 10 minuti

Sono passati 10 anni da quegli eventi, adesso la protagonista ha un figlio, Emanuele, avuto dal suo ex compagno, di cui è stata l’amante per molti anni, prima che lui si decidesse a lasciare la moglie. Moglie che ha lasciato ma mai dimenticato, e che ha portato la protagonista a decidere di interrompere la loro relazione, e ad intraprendere un viaggio per Naxos. Quando arriva, per lei, è come se il tempo non fosse passato, anche se sono trascorsi 10 anni, alla ricerca dei suoi ricordi e delle ragioni che l’hanno spinta a prendere determinate decisioni…


L’isola dell’Abbandono è un romanzo introspettivo. Per la maggior parte del tempo siamo nella testa della sua protagonista e scopriamo quali sono i suoi dubbi, le sue paure, i suoi sentimenti più profondi. Siamo con lei quando continua a giustificare i comportamenti ingiustificabili di Stefano; quando scopre un nuovo tipo di amore romantico con Di; quando la disperazione la riporta a casa; quando la nascita di Emanuele la fa sentire invincibile e quando la crisi con Damiano le fa mettere in discussione tutto, e la riporta in Grecia.

Questo viaggio attraverso la vita e gli amori della protagonista, Chiara Gamberale ce lo racconta con uno stile di scrittura e un linguaggio informali e veloci, con dialoghi e frasi cortissimi. All’inizio ci vuole un po’ ad abituarsi a questo particolare stile di scrittura (che non trovo sgrammaticato, come è stato definito in alcuni commenti che ho letto in giro), che assomiglia un po’ alla protagonista del libro: nervosa, inquieta, con il cervello che lavora sempre a mille.

Ritengo che “L’isola dell’abbandono” sia un buon romanzo, coinvolgente ed emozionante, nel quale è facile immedesimarsi.

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